lunedì 26 novembre 2012

Il balcone


Ci sono notti insonni in cui il clic dell’interruttore per la luce è un fragore, rimbomba anche dentro. Mi lasciai avvolgere dalla mia poltrona e due occhietti, in una foto appesa al muro, mi riempirono. Quello stupore costante era il tratto distintivo di Amedeo.

Gli occhi, decisamente grandi, erano il finestrino di un treno in corsa: fluivano a ritmo incessante emozioni; qualche suono, rare le parole, Amedeo era una trottola che sfiancava chiunque si offrisse di badarlo. Ai tanti che si intenerivano a quello sguardo - calmo, si lasciava osservare -,  li colpiva all’improvviso e velocissima una sua sventola: la vittima di turno non capiva mai da dove fiondasse quella sassata.

 I suoi tre anni furono una tappa memorabile. Era primavera. Lo si coglieva dal baccano di uccellini che, puntualmente, si radunavano a grappoli in giardino. Dal secondo piano la bella stagione è, ogni giorno, un vestito nuovo.

Chiamai Amedeo dalla cucina dove sfaccendavo. Non arrivò risposta. Cardiopalmo! In un guizzo mi assicurai mentalmente di aver preso le consuete precauzioni alle sue consuete monellerie - è chiusa la porta delle scale, chiusi tutti i balconi, scostate le sedie dalle finestre, riparati i ninnoli di vetro … - ma il silenzio degli uccellini mi agitava.

In soggiorno, la porta del balcone era aperta. Aperta?... eppure lì non c’era.

Intravidi però qualcosa che la mente stessa, sul momento, si rifiutò di realizzare: le ultime nocche di due manine erano agganciate al muretto che faceva da ringhiera. Già livide, stavano per sganciarsi. Mi affacciai - continuavo a non voler credere -, Amedeo era penzoloni nel vuoto a 6 metri dal suolo. Lo afferrai dalle braccia e il corpicino si accasciò, lo sentii allora scivolare sotto la mia presa. Non c'era tempo nemmeno per la disperazione. Lui immobile, le mie mani due tenaglie, ci guardammo “... AIUTIMI, mamma!”. Forse si aggrappò al mio sguardo...