martedì 9 ottobre 2012

Tra cattedratici e nutelle intellettuali



Si scrive dietro l’impulso irrefrenabile di voler comunicare, ma cosa si vuole consegnare?

C’è chi scrive dalla propria cattedra dove la penna fa da bacchetta.
Lì c’è poco da condividere: l’autore si porge in una sorta di anestesia emozionale, mentre enuncia, assiomizza, giudica e condanna.
Al lettore - parente o amico - che ricevesse una copia omaggio del libro in questione, si consiglia una lettura a righe alterne: veloce, snella ed esaustiva: i pensieri non trovano un’emozione a cui agganciarsi e scivolano tutti.

C’è poi chi, al contrario, si sparge incondizionatamente sul foglio bianco.
E’ il classico prototipo di nutella intellettuale: non si tiene a debita distanza dalle emozioni, ci sguazza, ci si aggroviglia.
E mentre cerca di sbozzolarsi, si rode perché non riesce a cristallizzarle subito, prima che evapori tutto il pathos.
E’ lo scritto che trabocca disarmonie, omette passaggi considerati scontati o banali, e lascia nei guai chi lo legge che, dopo un po’, si arrende ai tanti  “…ma cosa avrà voluto dire?”.

Infine, c’è chi la scrive come la sente; rasenta, senza saperlo, l’una o l’altra categoria; afferra intuizioni ora da culmine ora da cavolo. Eppure costruisce un sorta di canale empatico tra lui e il lettore: non ha nulla di epocale da lasciare in questa vita, la sta solo passeggiando guardandosi un po’ intorno.

In una insolita toponomastica, tra scrittori di testa e scrittori di pancia, c’è un terzo gruppo che potrebbe stanziarsi in una zona ancora libera (… lì al centro della gabbia toracica, un po’ a sinistra).

f.to Io