lunedì 29 ottobre 2012

Nascere e morire


Nascere e morire … un unico e misterioso pianto, dicono.
Eppure cambia il sapore delle lacrime.
Entrambi gli eventi sono fette di emozioni, ma nascere ha in sé una dimensione del tempo che la morte non ha più.

Facile afferrarle quando passano vicine.

La nascita è gioia commossa, esulta intima “Benvenuto al mondo!...”.
Quel fagottino tenero è già una fucina di cose buone, un impasto di speranze e affetti. E’ un progetto e una prospettiva, un riscatto e una vittoria.
Domani, solo domani, sarà l’uomo o la donna con una precisa identità, col suo carico di vissuto. Ma adesso, è essenzialmente vita che si ribadisce incessante.


La morte, e il suo hinterland, si filtra inesorabilmente attraverso la paura.

Eppure, osservare gli ultimi brandelli di una vita gratifica di un dolore particolare che, stranamente, relaziona col sottile.

Lo scenario è sempre lo stesso. Sui volti di parenti e amici si scolpisce inspiegabilmente la pietà: una smorfia, strana, eppure bellissima nell’empatia che accende, più forte di un legame di sangue. Ognuno è lì, non sa il perché ma sa che così deve essere: è lo stabat inerme di Maria ai piedi della Croce. Chiunque si avvicina a quel blocco di dolore, condivide un silenzio di voci stupefatte perché serrate in gola.

Incombe un pensiero: il mio fiato si miscela con quello ormai flebile, faticato, morente... per quanto ancora ? Da lì a breve una foto tratterrà quello sguardo che va a spegnersi. Gli occhi di una lapide mettono sempre malinconia: non guardano più nessuno.  Il corpo è già una culla abbandonata.

Difficile da spiegare la morte, il suo perché, il suo esserci e persistere.
<Ciò che crea un evento – scrive Christian Bobin - è ciò che è vivo, e ciò che è vivo è ciò che non si protegge dalla perdita di se stesso>. Ma questa, più che una spiegazione, ha in sé la nostra resa incondizionata ad una evidenza.

C’è poi una storia antica che parla di vita oltre, di risurrezione e di eternità. Racconta che nessuno riposa nella morte  ma procede imperterrito nel suo slancio vitale, più vivo che mai. A volte questa è la risposta più adeguata.
A volte svela, in un’illusione, il suo effetto placebo.
Altre volte … è fede, un discorso a parte, di chi scompagina ogni logica e guadagna occhi nuovi per guardare al di là del cielo.