giovedì 18 ottobre 2012

Possiamo soltanto amare - Davide Rondoni




Possiamo soltanto amare, il resto non conta, non funziona.
Al mattino appaiono la tazza, il vecchio pino, le zolle umide,
fumo dell’alito mentre apri l’auto nel gelo.
Potevano non apparire, non arrivare più qui alla riva degli occhi.
E l’estate c’era, c’è, nella calda bruna memoria dei rami tagliati.
I visi diventano ricordi, le voci gridate stracci silenziosi,
i denti conoscono il sapore del niente
e l’oblio che ha portici e portici infiniti.
Possiamo soltanto amare
strappandoci felicemente figli dalla carne,

parlando d’amore continuamente ubriachi
feriti, vili, ma con gli occhi lucenti come laser
di fiori splendidi e il canarino nel palmo della mano,
mormorare come dare baci nell’aria.
Il rametto profumato non si raddrizza con i colpi della nostra ira,
lo sguardo di tuo figlio non perde il velo di tristezza
se glielo togli mille volte dal viso.
Possiamo soltanto amare fino all’ultimo nascosto spasmo che nessuno vede
e diviene quella specie di sorriso che si ha nell’abbraccio finalmente
di morire come scendendo nell’acqua.
Le stelle a miriadi saranno testimoni
e i venti passati una volta accanto sulla gioia profonda delle ossa diranno:
era fatto di allegria, amava, oppure diranno niente
e poi niente per sempre.
Possiamo soltanto amare
il resto è il teatro amaro dell’impotenza sotto il sole giaguaro.